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Cos’è il sistema ETS e perché riguarda anche la logistica

Il sistema ETS (Emission Trading System) è lo strumento chiave dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori a più alta intensità energetica. Basato sul meccanismo dello scambio di quote di emissione, l’ETS consente alle aziende di acquistare o vendere quote di CO2, secondo una logica di mercato. L’obiettivo è incentivare comportamenti virtuosi: chi riduce le proprie emissioni può cedere quote, chi inquina di più deve coprire le emissioni prodotte acquistandole.

Nato nel 2005, l’EU ETS è oggi il più grande emissions trading system al mondo. Coinvolge oltre 10.000 impianti industriali e centrali per la produzione di energia elettrica nei 27 Stati membri e in altri Paesi dello Spazio Economico Europeo. Dal 2024, il sistema si è ampliato anche ad altri settori come il trasporto marittimo, e nel futuro prossimo è previsto l’arrivo dell’ETS2, che includerà anche trasporto stradale e riscaldamento domestico.

Come funziona l’Emission Trading System

Il principio del cap and trade

Il sistema ETS (Emission Trading System) è lo strumento chiave dell'Unione Europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serraAlla base dell’emission trading system europeo c’è un principio economico definito “cap and trade”, ossia “tetto e scambio”. Si stabilisce un tetto massimo complessivo (cap) alle emissioni di gas serra generate dai settori disciplinati dal sistema, come l’industria pesante e la produzione di energia. Questo tetto viene poi suddiviso in quote di emissione individuali che possono essere acquistate, vendute o trattenute dalle aziende a seconda delle loro necessità.

Ogni quota di emissione di gas rappresenta una tonnellata di CO2 (o gas equivalenti) e costituisce il diritto legale di emettere quella quantità in un determinato periodo di trading, che nell’ambito dell’EU ETS corrisponde generalmente a un anno solare. Entro il 30 aprile di ogni anno, le imprese rientrano nel sistema con l’obbligo di restituire un numero di quote pari alle emissioni prodotte durante l’anno precedente.

Il meccanismo è pensato per rendere la riduzione delle emissioni un vantaggio competitivo: se un’azienda investe in tecnologie pulite, processi ottimizzati o fonti rinnovabili, riuscirà a coprire le emissioni prodotte con un numero inferiore di quote. Le quote in eccesso possono così essere vendute sul mercato, generando un ritorno economico. Al contrario, le imprese meno efficienti sono costrette a comprare quote aggiuntive all’asta o sul mercato aperto, sostenendo costi crescenti in funzione delle proprie emissioni di gas serra.

Il ruolo del mercato secondario del carbonio

Oltre alle aste ufficiali gestite dalle autorità competenti, esiste un mercato secondario del carbonio dove le quote di emissione dell’UE possono essere negoziate liberamente tra soggetti pubblici e privati. Questo segmento è alimentato da operatori specializzati, istituti finanziari e piattaforme digitali e rappresenta una componente fondamentale del sistema, poiché ne garantisce la liquidità e l’efficienza.

Grazie a questo mercato, le aziende possono pianificare strategie di lungo termine, compensare le proprie emissioni in modo flessibile e utilizzare strumenti derivati per proteggersi dalla volatilità dei prezzi. Il mercato ETS, quindi, non è solo uno strumento ambientale, ma anche un vero trading scheme che integra logiche economiche e regolatorie per guidare l’abbattimento delle emissioni di carbonio nei settori coperti dallo schema.

La riserva stabilizzatrice del mercato

Uno degli strumenti introdotti per garantire la stabilità del sistema è la riserva stabilizzatrice del mercato (Market Stability Reserve – MSR). Si tratta di un meccanismo automatico che modula l’offerta di quote ETS in base alla quantità di permessi in circolazione. Quando il numero di quote supera una determinata soglia, una parte di esse viene ritirata temporaneamente dal mercato, riducendo l’eccesso di offerta. Se invece il numero scende sotto un certo livello, la riserva rilascia quote aggiuntive per evitare un eccessivo aumento dei prezzi.

La presenza della MSR consente di mantenere il giusto equilibrio tra offerta e domanda, contribuendo a evitare fluttuazioni eccessive e rendendo l’intero sistema europeo più resiliente agli shock di mercato o ai cambiamenti imprevisti nei settori interessati. In prospettiva, questo meccanismo è considerato essenziale per garantire il successo dell’EU ETS nel raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2030.

ETS e trasporti: quali sono le connessioni

L’estensione ai settori del trasporto

Il collegamento tra sistema ETS e logistica sta diventando sempre più concreto. Il trasporto marittimo è stato ufficialmente incluso nel sistema EU ETS a partire dal 2024. Questo significa che le compagnie dovranno coprire le emissioni prodotte dalle navi, calcolate in base ai chilometri percorsi e al tipo di carburante utilizzato.

ETS2: il nuovo schema per strada e riscaldamento

Il cosiddetto ETS2 entrerà in vigore nei prossimi anni e coinvolgerà anche il trasporto su gomma. Gli operatori della logistica terrestre dovranno quindi prepararsi a calcolare e dichiarare le proprie emissioni. Questo avvicina anche le flotte di veicoli industriali, i corrieri e i trasportatori alle logiche del sistema di scambio di quote di emissione.

Impatti pratici sulla logistica e sul trasporto

L’inclusione dei trasporti comporta nuovi obblighi ma anche opportunità. Le aziende dovranno dotarsi di strumenti per il monitoraggio delle emissioni, investire in mezzi a basse emissioni e gestire in modo proattivo le proprie quote di emissione di gas serra. Allo stesso tempo, potranno ottenere vantaggi competitivi grazie a scelte più sostenibili e all’accesso a mercati che premiano la carbon neutrality.

Cosa dicono le fonti più autorevoli al riguardo?

Numerosi report della Commissione Europea, così come studi pubblicati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) e dal think tank ICAP – International Carbon Action Partnership, evidenziano come l’European Union Emissions Trading System abbia svolto un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni di carbonio nei principali settori industriali dal 2005 a oggi. Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione è un trading scheme basato su regole comuni, ma adattabile alle peculiarità dei settori coperti dallo schema, che includono la produzione di energia elettrica, l’industria pesante e, più recentemente, il settore marittimo.

Anche il periodo di trading attualmente in vigore (fase 4: 2021-2030) prevede aggiornamenti alla direttiva ETS per includere nuove categorie e rafforzare i meccanismi di controllo. Nel complesso, l’union emissions trading system rappresenta oggi il modello di riferimento a livello globale, con cui si stanno confrontando altri sistemi nazionali come The UK ETS, lanciato dopo la Brexit.

Secondo l’ultimo aggiornamento normativo, tutte le aziende che rientrano nel sistema sono tenute a trasmettere annualmente il bilancio delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 30 aprile di ogni anno, pena sanzioni severe.

Questo approccio consente all’UE di perseguire la neutralità climatica in modo strutturato, mitigando i rischi nei settori interessati e garantendo trasparenza nel sistema per lo scambio delle quote.

Il futuro dell’ETS: obiettivi e sfide al 2030

Target europei e settore logistico (versione estesa)

L’European Union Emissions Trading System, conosciuto anche come EU ETS, rappresenta uno dei pilastri della strategia climatica europea. Come definito nella Direttiva ETS, l’obiettivo principale è ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai valori di riferimento del 2005. Una soglia ambiziosa, ma cruciale per rispettare gli impegni presi nel Green Deal europeo.

In questo quadro, anche la logistica e il trasporto diventano settori interessati e rientrano nel sistema progressivamente. Pur non essendo stati tra i primi settori coperti dallo schema, le emissioni legate alla movimentazione di merci su strada, rotaia e via mare stanno acquisendo un peso crescente nella contabilità climatica dell’Unione. Di conseguenza, il sistema per lo scambio delle quote di emissione si sta adattando per includere sempre più operatori, anche nei comparti non industriali.

Il settore logistico, in particolare, dovrà dotarsi di strumenti per il monitoraggio delle emissioni di gas ad effetto serra, adottare soluzioni tecnologiche per l’efficienza energetica e garantire trasparenza nel reporting. L’evoluzione normativa, che rientra nell’EU ETS aggiornato, prevede che anche gli operatori della supply chain partecipino attivamente alla riduzione delle emissioni nette.

Il rischio di delocalizzazione e i settori energivori (versione estesa)

Nel dibattito sull’Emission Trading System dell’UE, un nodo cruciale è rappresentato dal cosiddetto rischio di carbon leakage, ovvero la possibilità che le imprese trasferiscano la produzione verso Paesi con regolamentazioni ambientali meno severe per eludere i costi legati alle quote di emissione. Questo scenario è particolarmente concreto nei settori disciplinati dal sistema ETS che sono a forte intensità energetica, come l’acciaio, il cemento, l’alluminio o la carta.

Per proteggere la competitività industriale e prevenire effetti distorsivi sul mercato interno, la Commissione Europea ha previsto meccanismi di tutela: tra questi, la possibilità di assegnare quote gratuite in base a parametri di benchmark, o incentivi alla decarbonizzazione. Tuttavia, nel lungo termine, anche questi settori energivori dovranno progredire verso una maggiore efficienza e una gestione strutturata delle emissioni, in linea con le previsioni dell’EU ETS.

Il sistema europeo di scambio delle emissioni, quindi, è destinato a diventare sempre più integrato e selettivo. Pur mantenendo un occhio attento alla competitività internazionale, continuerà ad alzare l’asticella della sostenibilità nei comparti più impattanti dal punto di vista ambientale.

Nuove frontiere per la logistica sostenibile

Nel medio periodo, il sistema europeo di scambio delle emissioni rappresenta una leva strategica per l’intero comparto trasporti: integrare i costi ambientali nella catena logistica, promuovere investimenti in tecnologie pulite, spingere verso forme di trasporto a basse emissioni.

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